Divorzio e decesso

prossima. competente.

PERICOLI PER L‘AZIENDA
Il pensionamento non è la sola circostanza in cui l’imprenditore deve pensare di pianificare la propria successione con un certo anticipo. L‘esercizio dei diritti civili dell’impresa deve parimenti essere assicurata in caso di decesso o di incapacità di discernimento, oppure anche di divorzio. Nei casi di incapacità di discernimento, il diritto in vigore crea un serio pericolo alla continuità di gestione dell’impresa. Anche le regolamentazioni previste dal regime matrimoniale e dalla successione legale, possono mettere seriamente in pericolo un’azienda. È quindi raccomandata l’elaborazione in anticipo di una soluzione che possa rimediare a tali eventi dolorosi con il proprio commercialista o con una persona di fiducia.

In caso di decesso del proprietario
Nessuno può scongiurare un infortunio grave o una malattia improvvisa. Da un momento all’altro la persona può trovarsi incapace di discernimento. Per le aziende, una tale situazione di crisi potrebbe avere pesanti conseguenze: per la sua gestione e pertanto per il corso degli affari. Il mandato precauzionale potrebbe costituire una soluzione (vedi pure l’articolo a pagina 2). Tale strumento permette di conferire a persone in possesso di adeguate capacità, istruzioni precise e necessarie a garantire un minimo di continuità aziendale, come ad esempio le direttive per la sostituzione dei dirigenti e le modalità di conferimento dei poteri di rappresentanza, ma anche la regolamentazione dei diritti di firma sui conti bancari. Il mandato precauzionale deve essere formulato nella maniera la più precisa e concreta possibile, in forma olografa oppure autenticato da un notaio.

In caso di divorzio
Se i coniugi non hanno stabilito un particolare regime matrimoniale, nell’ambito di uno specifico contratto, sono applicabili le disposizioni legali della partecipazione agli acquisti. Se da un lato ogni coniuge può conservare la proprietà dei beni propri, costituiti da quanto apportato al momento del matrimonio, come pure dalle donazioni e dalle eredità ricevute, gli acquisti, ovvero il patrimonio incrementato durante il matrimonio, dovrà essere suddiviso tra i due. Nel caso in cui l’impresa costituisca un acquisto, la metà del valore netto della stessa va di principio attribuito al coniuge superstite, anche qualora quest’ultimo non avesse lavorato durante il matrimonio. Nel caso in cui l’imprenditore ha investito i ricavi correnti della propria impresa ed il coniuge (che non ha lavorato nell’azienda) vi abbia investito una parte dei suoi beni propri, ciò può causare situazioni di compensazione di importanti crediti. Per tali motivi i valori patrimoniali creati dall’azienda possono essere considerati e dichiarati come beni propri con lo scopo di proteggere l’impresa.

Decesso dell‘imprenditore
In assenza di disposizioni testamentarie, la successione legale viene di regola applicata. L’azienda fa parte integrante della massa ereditaria ed appartiene pertanto a tutti gli eredi legali. Questi possono agire unicamente all’unanimità. In tal caso si raccomanda la designazione di un esecutore testamentario che possa prendere le decisioni necessarie ed urgenti nell’interesse dell’azienda. Il testamento conferisce il grande vantaggio a chi lo redige di poter prendere decisioni unilaterali, nell’interesse di proteggere la propria azienda. Tuttavia redigere un testamento anche in maniera corretta e nasconderlo da qualche parte in un cassetto rischia di inficiare tale pianificazione. Sono inoltre molto alti i rischi di contestazione per vizi di forma, rispettivamente incapacità di discernimento. Per tale motivo il testamento pubblico garantisce il maggiore grado di sicurezza giuridica. Avviene per atto pubblico ed è automaticamente reso pubblico al momento del decesso. Anche un accordo di divisione successoria deve essere allestito nella forma autentica e dà la possibilità di concludere accordi preclusi in caso di decesso. Qualora il coniuge superstite continuasse l’attività aziendale, la sua totale partecipazione all’utile aziendale può essere pattuita nell’ambito di un contratto matrimoniale. In questo caso il coniuge superstite beneficia integralmente degli utili prodotti dall’impresa. Le quote ereditare a favore degli altri eredi legali riguardano pertanto unicamente i beni propri dell’imprenditore. Altre possibili soluzioni possono essere la concessione di un usufrutto vita natural durante a favore del coniuge superstite.

Separazione tra patrimonio privato ed aziendale
Nel caso in cui sia identificato il successore ideale, l’imprenditore lo può favorire mediante testamento o patto successorio. Ciò è tuttavia possibile unicamente con l’accordo degli altri eredi e senza che questi ultimi siano danneggiati. Il problema è spesso rappresentato dalle riserve ereditarie che riducono fortemente la capacità di libera disposizione del testatore. Infatti spesso l’azienda rappresenta il valore patrimoniale più importante. Nel caso in cui la si voglia legare ad un solo erede, il patrimonio rimanente è spesso insufficiente per conguagliare gli altri eredi. Per tale motivo è auspicabile separare ciò che è di natura aziendale da ciò che è di natura privata. Anche la trasformazione di un’azienda individuale in SA o SAGL deve essere esaminata approfonditamente ed è auspicabile un’adeguata convenzione tra gli azionisti, quale ad esempio un patto sindacale delle azioni in caso di SA ed accordo tra soci in caso di SAGL.